Matteo Bocelli sceglie l’Hotel Nani Mocenigo Palace per il suo soggiorno veneziano
Un palazzo intriso di storia, arte e bellezza ha accolto una delle voci più amate della nuova generazione italiana. Matteo Bocelli ha scelto il raffinato contesto dell’Hotel Nani Mocenigo Palace, dimora nobiliare nel cuore del sestiere Dorsoduro per il suo soggiorno a Venezia. Cantante, compositore e ambasciatore dello stile italiano nel mondo, Matteo Bocelli è reduce da un tour internazionale di successo e da performance straordinarie – come quella che lo ha visto protagonista durante il matrimonio tra Jeff Bezos e Lauren Sánchez, dove ha incantato gli ospiti con Can’t Help Falling in Love di Elvis Presley.
In occasione della sua visita veneziana, Bocelli ha trovato nell’Hotel Nani Mocenigo Palace un luogo che rispecchia la sua sensibilità artistica: un ambiente autentico, ricco di storia e cultura, che unisce affreschi settecenteschi, stucchi preziosi e un giardino interno unico nel centro storico della città. «Viaggiare è meraviglioso ma anche faticoso – ha raccontato Matteo Bocelli – e trovare luoghi che sappiano accoglierti con armonia fa davvero la differenza. Il Nani Mocenigo Palace è un luogo che racconta una storia con ogni suo dettaglio. Ti senti parte di qualcosa di più grande, e questo ti ricarica, ti ispira, ti fa sentire a casa».

Nella tua musica, la voce e il pianoforte si fondono spesso con una scrittura contemporanea ma carica di sensibilità classica ma anche pop. Come riesci a mantenere questo equilibrio tra passato e presente?
È qualcosa che avviene in modo abbastanza naturale, forse perché sono cresciuto in un ambiente dove la musica classica era parte della quotidianità, ma allo stesso tempo sono figlio del mio tempo, quindi sono stato influenzato anche dal pop e dalla musica internazionale. Per me l’equilibrio nasce dall’ascolto: cerco di non forzare nulla e di lasciarmi guidare dall’emozione che una melodia o un testo possono suscitare, cercando sempre di mantenere una sincerità musicale, anche quando i mondi si mescolano.
La tua carriera si divide tra la musica e recentemente anche il cinema, progetti con vocazione internazionale. Come lavori su questi mondi diversi, a volte comunicanti, e che idea di italianità vuoi trasmettere all’estero?
Credo che musica e cinema abbiano un linguaggio comune: entrambi raccontano emozioni. Quando mi avvicino a un progetto, che sia un film o una canzone, cerco sempre di capire quale sia il cuore, il sentimento profondo da trasmettere. L’italianità per me è questo: un modo di sentire e di esprimersi che passa attraverso la bellezza, la passione, la cura per i dettagli. All’estero cerco di portare questa sensibilità, che non è solo culturale ma anche umana.

Venezia è una città con una tradizione culturale e musicale profonda. C’è un legame particolare che senti con questa città?
Assolutamente sì. Venezia ha un’anima unica, sospesa nel tempo, e ogni volta che torno qui sento una sorta di magia. È una città che ti invita a rallentare, ad ascoltare, a osservare. Camminare tra i suoi silenzi e i suoi riflessi mi mette sempre in uno stato d’animo speciale, più ricettivo, più creativo. È una musa silenziosa, ma molto presente.
I luoghi che abiti – anche solo per qualche giorno – influenzano il tuo modo di essere artista e interprete? Hai mai composto o riflettuto su nuove idee musicali proprio in un hotel, magari come questo?
Sì, succede spesso. A volte basta una vista da una finestra, un dettaglio architettonico, una luce particolare per farmi venire in mente una melodia o una frase. I luoghi hanno un’energia, e quando si è in viaggio, più esposti a stimoli nuovi, quella sensibilità si amplifica e diventano dei piccoli rifugi in cui anche l’ispirazione trova spazio.

Sei spesso in viaggio tra concerti, eventi internazionali e progetti musicali. Che valore ha per te trovare un luogo capace di accoglierti con bellezza e storia come il Nani Mocenigo Palace?
Per me è fondamentale. Viaggiare è meraviglioso ma anche faticoso, e trovare luoghi che sappiano accoglierti con armonia fa davvero la differenza. Il Palace, che non conoscevo, è un luogo che racconta una storia con ogni suo dettaglio. Ti senti parte di qualcosa di più grande, e questo ti ricarica, ti ispira, ti fa sentire a casa.
Il palazzo che ospita l’hotel è un intreccio di affreschi settecenteschi, dettagli gotici e memorie aristocratiche. Come vivi il dialogo tra arte e musica nella tua carriera? Trovi delle affinità tra questi linguaggi?
Assolutamente. Arte e musica sono sorelle. Entrambe cercano di dare forma all’invisibile, di raccontare ciò che le parole da sole non riescono a dire. Quando mi trovo in spazi così ricchi di arte e storia, sento che la musica trova subito una sua collocazione, una risonanza. È come se ci fosse un dialogo silenzioso tra le note e le pareti, tra i suoni e i colori. Questo scambio continuo mi affascina e mi accompagna nel mio percorso creativo.

Foto in apertura: Matteo Bocelli. Credit: Settimo Cannatella